Sprechen Sie Deutsch?

Vi starete chiedendo come sia finita al nostro amico Calogero. Sabine, Omar e Michael lo avranno richiamato?

Ahilui, no. Manderà centinaia di E-Mail, avrà la possibilità di fare qualche altro colloquio. Si arrangerà con sistemazioni di fortuna per tempi lunghissimi. Poi, finalmente, dopo mesi, riuscirà a trovare una stanzetta mediocre a un prezzo esagerato e piuttosto lontana dal centro. E ne sarà felice.

 

Oltre alla ricerca della casa, l’esigenza più pressante quando ci si trasferisce in un altro paese è la comunicazione e, dunque, la lingua. Se è vero che in Germania quasi tutti parlano l’inglese e in certi ambiti (ricerca scientifica, edilizia, ristorazione) il tedesco non è strettamente necessario, questo non vale per tutti gli altri settori.

 

Gli stereotipi hanno sempre un fondo di verità e in alcuni casi anche più di un fondo. L’anima tedesca è per sua natura tendenzialmente intransigente, poco incline alla flessibilità e poco disposta ad accettare l’errore, soprattutto se a commetterlo sono altri. Come succede a tutte le latitudini, inoltre, è più incline a comprendere le difficoltà di un’altra persona colui che ne ha vissute di analoghe sulla propria pelle. La Baviera è una tra le regioni più ricche della Germania e i suoi abitanti difficilmente sono costretti ad espatriare, se non per le vacanze.

Succede, quindi, di trasferirsi in Germania con una conoscenza medio-bassa della lingua, dopo aver ricevuto mille rassicurazioni dai datori di lavoro sul fatto che sia già un livello sufficiente per cominciare a lavorare, che non verranno fatte pressioni in questo senso e che i superiori saranno ben lieti di assistere il nuovo arrivato nel suo percorso di miglioramento delle competenze. Succede, però, che i colleghi e i superiori in questione non abbiano mai messo piede fuori dai confini nazionali, se non appunto per vacanze o periodi di studio in inglese; che i superiori siano particolarmente inadatti al ruolo che è stato loro assegnato e che i colleghi siano esageratamente competitivi; che il personale delle risorse umane non abbia un briciolo di competenze pregresse; che un livello C1 raggiunto in due mesi non sia ritenuto sufficiente. Ogni giorno diventa una lotta per la sopravvivenza e per la difesa della propria autostima.

Poiché l’integrazione passa anche e soprattutto attraverso le attività svolte nel tempo libero, succede anche di passare serate con amici tedeschi in locali rumorosi, di ridere quando ridono gli altri, rabbuiarsi quando si rabbuiano gli altri, capire appena qualche frase qua e là, sperare che non facciano domande. Benedire quelle serate passate, invece, in posti meno rumorosi, dove almeno qualche cosa in più si riesce a comprendere. Succede pure di perderli, alcuni amici, perché si sono stancati di dovere ripetere le cose due volte o di dover parlare più lentamente. Ed è frustrante percepire la loro insofferenza, sentire i commenti (esternati nella convinzione che tanto tu non li capisca) sul fatto che sei qui già da un intero mese e non è accettabile che tu ancora non capisca tutto perfettamente.

Succede di cominciare a guardare a lungo la televisione che, si sa, è un’ottima insegnante di lingue. E però, purtroppo, anche la televisione tedesca ha programmi trash e tutto ciò che ti rifiutavi categoricamente di guardare in Italia ti tocca guardarlo in tedesco. Germany’s next Topmodel, Bauer sucht Frau, Take me out: roba che la Maria de Filippi nazionale può solo stare a guardare.

Succede di demoralizzarsi, di sentirsi fuori luogo, fuori posto, fuori contesto, di chiedersi se davvero ne valesse la pena. Di buttarsi la sera a letto, stremati, Di non desiderare altro che un abbraccio da parte di qualcuno che ti conosca bene, che possa per un attimo circondarti di calore, ricordarti chi sei. E che però non c’è.

L’inferno, insomma, è  l’estero i primi mesi.

 

 

 

Succede però un giorno di cogliere, senza volerlo, un frammento di un discorso nel tavolo accanto; di godersi una serata fra amici, riuscendo a capire quasi tutto quel che dicono; di sorprendersi a pensare in tedesco e doversi fermare un attimo per pensare alla traduzione in italiano; di entrare in un negozio senza aver prima preparato mentalmente le frasi da dire al commesso. E succede, sorprendentemente, all’improvviso: come se un interruttore nella testa fosse stato girato, o come se fosse stato tolto il freno a mano dell’inibizione linguistica. È un’epifania, la nebbia della babele si dirada, un mondo nuovo si disvela e si rende accessibile, un’euforia incontrollabile pervade il cuore, mentre la mente richiede altre prove, fa tentativi, ascolta clandestinamente discorsi di sconosciuti, li capisce, si rassicura, poi prova ancora una volta.

Funziona. Funziona di nuovo. Funzionerà per sempre. È andata.

Qualcosa sfugge ancora, ancora mancano parole, dettagli, espressioni. Ma il senso generale c’è. Inizia una nuova fase e, finalmente, la salita si fa meno ripida, le giornate diventano più leggere, la vita si fa godere. L’ansia diminuisce, gli amici aumentano. La consapevolezza di sé ritorna, lentamente. E, magari, sul tavolo del Personalabteilungmanager compare una lettera di dimissioni.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *