Le Benevole di Jonathan Littell

Quando questo libro venne pubblicato, nel 2006, destò qualche polemica. Il motivo di queste polemiche era il fatto che la voce narrante della storia è lo stesso protagonista e questo protagonista è un ufficiale delle SS.
Partecipa a uccisioni e stermini, pur mantenendo un minimo di blanda umanità (non compie mai atti di sadismo gratuito (o forse non ce li racconta) e anzi tenta in vari modi di evitare che altri ne compiano).

In pratica, il motivo per cui il libro venne tanto criticato era perché non si uniformava al modo di scrivere del nazismo e di condannarlo cui siamo abituati.

Si sviluppò la solita annosa diatriba tra chi sostiene che la letteratura deve essere educativa e impegnata e moralmente utile e chi invece sostiene che deve essere soltanto scritta bene e che a un romanzo ben scritto si può perdonare tutto.

Per giunta il narratore-protagonista tenta di giustificarsi in vari modi per la sua partecipazione alla violenza nazista. E questo non è piaciuto.

In realtà il libro a me pare tutt’altro che disimpegnato, è forse un antidoto al nazismo e alla violenza di Stato abbastanza efficace. Mette in luce, infatti, la stupidità di un sistema che, annientando, si auto-annienta.

Viene automatico pensare a La banalità del male. Ma qui non siamo soltanto di fronte alla ignara banalità, qui siamo di fronte alla imbecillità del male. Un male ottuso che, come dicevo, genera l’autodistruzione del sistema che lo mette in atto.

Non a caso, il protagonista stesso è completamente e irrimediabilmente infelice e… no, non voglio togliervi il piacere della lettura rivelandovi parte della storia.
A mio modestissimo parere, le prime trecento pagine avrebbero potuto benissimo essere riassunte in cento, o forse anche in cinquanta. Ma forse vanno bene anche così come sono perché rendono il senso di quella ripetizione sterile, lunghissima, quell’industria di morte senza fine e senza senso.

Le restanti quattrocento pagine mi sono sembrate invece ottime e sono quelle che rendono definitivamente questo romanzo un ottimo romanzo.

Insomma, il mio consiglio è: leggetelo, ma se nelle prime trecento pagine vi pare troppo ripetitivo, procedete velocemente. Poi invece rallentate il passo e ascoltate. Se siete appassionati a quel tipo di romanzi che si rendono interessanti per come riescono a dire soprattutto ciò che non c’è scritto. Allora dovrebbe piacervi.

Ma se invece preferite quel tipo di romanzi dove il narratore è una voce esplicita dalla morale irreprensibile, allora forse è meglio se lasciate stare.

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