Una forte scossa per l’Università di Catania

Una bella scossa all’Università di Catania ci voleva! La si aspettava da decenni. Forse perfino da secoli. E speriamo serva a qualcosa.

Ma cominciamo dall’inizio: gli “aiuti” (così si chiamano le raccomandazioni nel gergo universitario) che fioccano ovunque, a partire dall’esame per una materia; poi ci sono i concorsi truccati, i bandi ritagliati su un candidato prescelto, dal collaboratore saltuario al professore ordinario, passando per il tecnico, il bidello, il personale di servizio, il dottorando, il ricercatore e l’associato.

C’è chi la raccomandazione se la guadagna sul campo, avendo delle qualità e sgobbando gratis o sottopagato, autoschiavizzandosi con entusiasmo, speranza e devozione per anni; e c’è chi invece si trova la raccomandazione già impiattata a seguito di una parentela, un’amicizia, un amore.
Ma sta di fatto che per avere un ruolo all’Università, in un modo o nell’altro, volenti o nolenti, quasi tutti devono passare attraverso una qualche forma di raccomandazione.
E’ proprio il sistema di reclutamento universitario che in Italia è fatto male, sembra fatto apposta per incentivare la corruzione. Infatti da decenni l’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia) redige invano proposte per modificarlo, tanto interessanti quanto inascoltate.

Così è di oggi la notizia che proprio a Catania dieci docenti, tra rettore, ex rettore, prorettore e direttori vari di dipartimenti, sarebbero stati tutti sospesi per concorsi truccati. C’è in corso un’indagine della Digos.
Certo, dispiace per i docenti sospesi, infondo colpevoli solo di essersi trovati al posto giusto nel momento sbagliato. Pare vi siano tra loro anche docenti come Basile, Barone e altri, che sono stuidiosi di pregio, di certo non più colpevoli della media del corpo docente. Dispiace che debbano essere proprio loro il capro espiatorio di una prassi che all’Università di Catania si respira già appena ti iscrivi come matricola.

Servirà almeno a cambiare qualcosa? O, dopo le varie scosse di assestamento, alla fine permarrà quella prassi di corruttela che viene accettata quasi come una virtù? C’è perfino chi si vanta di essere raccomandato o di avere raccomandato. Nauseando e facendo passare così la voglia di respirare quell’aria a chi invece vorrebbe semplicemente studiare ed essere valutato in modo equo, ognuno per il frutto del proprio studio e per le proprie qualità, nel modo più imparziale possibile e senza compromessi morali.

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