Alcuni buoni motivi per smettere di odiare la statua di Montanelli (o per odiarla di più)

 

 

Contestualizzare: quella statua di Montanelli si trova proprio in quel luogo perché proprio in quel giardino il 2 giugno del 1977 contro Indro Montanelli vennero sparati otto colpi di pistola di cui quattro lo ferirono gravemente. L’attentato venne rivendicato dalle Brigate Rosse. Anni dopo Montanelli perdonò i suoi attentatori stingendo loro la mano.

Di Montanelli si può dire tutto il male che vogliamo per le molte ottusità che pensò e che scrisse, ma una cosa non si può negare: era un giornalista libero. Non si lasciava intimorire, non si auto-censurava, non corteggiava il pensiero dominante dell’opinione pubblica, non si piegava alle prepotenze dei suoi editori. Abbandonò il suo più grande editore, Berlusconi, lo rinnegò e divenne il suo principale oppositore senza remore proprio nel momento in cui l’imprenditore di Arcore diventava più potente e proprio mentre moltissimi neo-ammiratori pelosi cominciavano ad incensarlo sempre di più. Era l’inizio del ventennio berlusconiano e Indro Montanelli, che avrebbe potuto esserne protagonista in prima linea, si dimise da direttore del giornale da lui stesso fondato denunciando le ingerenze editoriali di Berlusconi. Indro Montanelli giornalisticamente è il contrario di Emilio Fede.

Ma soprattutto non si lasciò intimorire nemmeno dalla violenza dei terroristi. Per questa sua libertà d’espressione pagò lasciando del sangue per terra proprio nel luogo dove oggi si trova quella statua che lo ritrae nell’atto di scrivere… quella statua che alcuni ragazzi hanno pensato di imbrattare di vernice rosso-sangue proprio all’inizio di questo mese di giugno, come a festeggiare il 43° anniversario di quell’attentato terroristico.

Quella statua NON celebra Montanelli come uomo o come pensatore, Montanelli non è mai stato un grande filosofo o pensatore. Quella statua è la celebrazione della libertà d’espressione del giornalista. Contro chi, proprio in quel luogo, avrebbe voluto metterlo a tacere, NON con la forza delle parole e delle argomentazioni, ma bensì con una punizione esemplare a colpi di pistola, facendo scorrere il sangue del giornalista, anziché le parole.

In quel luogo dove subì quella violenza che lo lasciò per terra con le gambe trivellate, grazie a quella statua il giornalista idealmente continua a scrivere a macchina per sempre.

Quella statua realizzata dallo scultore Vito Tongiani, oltre ad essere suggestiva artisticamente è una rivalsa, un monito per chiunque voglia usare violenza contro la libertà d’espressione. Ricorda a tutti noi che un attentato può dare una voce molto più potente proprio alla vittima che si vorrebbe lasciare a terra a tacere.

Tutto questo andrebbe anche considerato quando si parla di quella statua e di Montanelli. No?

 

 

Pochi giorni dopo l’attentato, dal letto dell’ospedale, scriveva:

“Dal Giornale mi mandano tre sacchi di telegrammi: ne hanno contati 15 mila. Ma la notizia che in fondo mi fa più piacere è che in due salotti milanesi – quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti – si è brindato all’attentato contro di me e deprecato solo che me la sia cavata. Ciò dimostra che, anche se non sempre scelgo bene i miei amici, scelgo benissimo i miei nemici”

 

 

E’ di oggi la notizia che una artista-attivista di nome Cristina Donati Mayer ha messo in braccio alla statua di Montanelli uno spaventapasseri che dovrebbe raffigurare una sposa bambina. Sotto ha attaccato un foglio con il titolo “il vecchio e la bambina” dove definisce Montanelli colonialista e fascista.

Ora, intanto si dovrebbe notare il fatto che Montanelli quando era fascista era un giovane di 24 anni e che poi diventò presto antifascista e in vecchiaia parlò sempre della sua esperienza militare etichettandola come una delle esperienze più stupide della sua vita, che non avrebbe mai fatto “con la maturità di oggi”.

Quanto alla sposa bambina, tutto quello che sappiamo lo sappiamo da Montanelli stesso. Se lui non ne avesse parlato, non ne avremmo saputo assolutamente niente. C’è chi ipotizza che addirittura sia stata una storia da lui inventata di sana pianta (pare che, tra i tanti difetti umani, fosse anche un grande pallonaro e che si inventasse di sana pianta storie non vere sul suo passato).
Secondo quello che lui ha raccontato, la tragica storia avrebbe poi un lieto fine: la ragazza si sarebbe sposata con un altro uomo del luogo con il quale avrebbe avuto tre figli di cui il primo pare si chiamasse Indro proprio in segno di gratitudine nei suoi confronti. In un viaggio fatto da Montanelli negli anni ’50 lui dice che i due sposi lo abbiano accolto “come un padre”.

Non mi pare esistano testimonianze storiche che confermino quello che ha raccontato Montanelli, né la parte tragica né il lieto fine, né che attestino il contrario o qualunque altra cosa su questa storia. Questa storia esiste solo nelle parole dello stesso Montanelli.
Ad ogni modo, storia vera o non vera, il modo e i toni con cui ne parlò non gli fanno di certo onore.

E questo conferma che purtroppo gli esseri umani sono deludenti, davvero mai perfetti come li vorremmo nelle nostre idealizzazioni eroiche. Per esempio Albert Einstein era abbastanza razzista contro i Cinesi; Gandhi era razzista contro gli Africani; Winston Churchill è il politico a cui più di ogni altro bisogna riconoscere il merito della lotta senza compromessi contro le dittature naziste e fasciste, ma era razzista contro i Palestinesi; Martin Luther King era piuttosto maschilista; Pier Paolo Pasolini c’è chi ama insultarlo chiamandolo pedofilo e pederasta; e perfino lo stesso George Floyd, dalla cui uccisione è scoppiata la nuova ondata di antirazzismo, pare si sia macchiato di un crimine violento terrorizzando con una pistola una donna incinta. La lista di eroi deludenti potrebbe essere praticamente infinita…

Ma la domanda che vorrei fare seriamente a Cristina Donati Mayer e a chi la pensa come lei è questa: dovremmo dunque aggiungere una donna incinta terrorizzata sui murales dedicati a George Floyd nel luogo dove è stato ucciso? Lo chiedo seriamente. Lo ritenete opportuno e necessario?

A me sembrerebbe totalmente fuorviante emblematizzare la figura di Floyd e ciò che rappresenta quel murales focalizzando l’attenzione su quello che probabilmente è stato l’episodio più negativo della sua intera esistenza. Ma dove lui è stato ucciso, come nel luogo dove Montanelli è stato gambizzato, c’è un monumento a lui dedicato. Dunque adesso, come per Montanelli la sposa bambina, per Floyd dovremmo metterci la donna incinta terrorizzata?
Una cosa è molto probabile: prima o poi qualcuno userà come pretesto questa storia per screditare la figura di George Floyd e tutto ciò che quel murales rappresenta.

Molti neofascisti parlano delle foibe, per esempio, per screditare i partigiani e dire che erano criminali, e da lì partono per negare il 25 aprile e la festa della liberazione e tutti i monumenti partigiani.
In effetti i partigiani, è vero, spesso imitarono i fascisti e si macchiarono di molti crimini gravissimi, contro prigionieri inermi, contro altri partigiani (la storia di Gianna e Neri ancora oggi grida verità!), così come facevano i fascisti anche i partigiani usarono violenza contro le donne prigioniere, spesso anche ragazzine. E quindi, per coerenza, adesso dovremmo rinnegare anche la lotta partigiana e non celebrare più il 25 aprile e abbattere i monumenti che celebrano la lotta partigiana?

Secondo me sarebbe una cazzata. Ma io sono un vecchio bacucco reazionario e perciò la mia opinione non mi interessa. E’ l’opinione degli altri che mi interessa.

Perché poi è anche vero che è sempre stato più comodo e facile salire sul pulpito della purezza e da lì lanciare anatemi e giudizi, quando si scende nella realtà le cose si fanno più complicate e dunque molto più interessanti. Ma probabilmente ha ragione Adriano Sofri quando dice che le statue muoiono e che dobbiamo costruire le nostre nuove statue e i nostri nuovi idoli, perché così le future generazioni abbiano qualcosa da imbrattare e da abbattere…

 

 

JoeSerpe

 

PS
Tra tutte le performance fatte sulla statua di Montanelli, questa secondo me è decisamente la più bella, l’unica che mi sentirei di difendere…

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